COGITO ERGO WORK #1. Quella laurea in Lettere e Filosofia che ti porta lontano

Il 19 marzo si è tenuto in Università l’incontro sulle prospettive occupazionali dei laureati in Lettere e Filosofia: la tavola rotonda è stata un momento di confronto, testimonianze e rivelazioni, per approfondire l’importanza degli umanisti nel contesto lavorativo contemporaneo.

La laurea in Lettere e Filosofia: “un pezzo di carta dal discutibile valore”. Quante innumerevoli volte noi, studenti e laureati in materie umanistiche, ci siamo ritrovati ad ascoltare affermazioni di questo genere? E quante volte, d’altra parte, abbiamo cercato di metterle in un angolo e andare avanti, a denti stretti e con la nostra grande passione in tasca? Molte, e sembra che abbiamo fatto proprio bene a non rinunciare.

Ce lo hanno confermato gli eccellenti ospiti presenti alla tavola rotonda del convegno del 19 marzo “Cogito ergo work” – coordinata da Renzo Noceti, partner fondatore di Simbiosity – attraverso il racconto del loro vissuto accademico e lavorativo: professionisti che sono riusciti a smontare tutti i pregiudizi e quei falsi miti correlati al mondo delle lauree umanistiche, fornendo ai tanti studenti presenti al convegno preziosi consigli e strumenti utili per il proprio percorso universitario e professionale.

Colui che decide di intraprendere gli studi nel campo delle discipline umanistiche comincia a spargere, fin dall’inizio, i semi del proprio successo: investe dal basso, con cautela e, poi, dopo qualche anno, comincerà a vedere i frutti del proprio raccolto attraverso un portfolio di contatti e di proposte di lavoro mai scontate né banali. Poi, un giorno, arriverà quell’inaspettato colloquio di lavoro che, probabilmente, gli cambierà la vita. Un po’ come è successo agli ospiti presenti al convegno.

Il primo della tavola rotonda a prendere la parola è stato Andrea Attanà, direttore vendite di LinkedIn: laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Momento di svolta nella sua carriera è avvenuto nel 2004, quando ricevette l’invito per un colloquio dalla SAP, multinazionale tedesca specializzata in software per la gestione aziendale. Il consiglio di Attanà agli studenti presenti al convegno? Curare la propria identità digitale e riuscire a possedere quella flessibilità che porta un laureato umanistico ad essere assolutamente vincente rispetto a laureati provenienti da altre facoltà.

La parola è passata poi a Federico di Chio, direttore Marketing Strategico del Gruppo Mediaset e professore universitario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha parlato di vocazione: nel suo caso, in particolare, di una vocazione feroce che l’ha portato ad avere una sfrenata passione per il cinema. Le vocazioni, sottolinea di Chio, vanno però alimentate con uno sforzo personale non indifferente: esse possono mutare continuamente nonostante la passione di fondo, nella maggior parte dei casi, resti la stessa.

Mauro Meazza, giornalista del Sole 24 Ore e Radio24 e laureato in Lettere ha invece sottolineato le caratteristiche intrinseche del laureato in Lettere e Filosofia: quella disponibilità, versatilità e flessibilità umanistica che lo porta, nella maggior parte dei casi, ad affrontare con facilità problemi di natura complessa.

Le abilità degli umanisti sono state sottolineate anche da Nadia Righi, direttore del Museo Diocesano di Milano, che, dopo l’università, ha subito trovato sbocchi professionali nel mondo dei beni culturali: lo studente laureato in Lettere, sottolinea la Righi, acquisisce fin dagli anni della formazione quella fondamentale capacità di osservazione che, poi, viene assimilata ad un’abilità intuitiva e, infine, a quell’imprinting che neppure l’ingegnere più eccellente riesce ad raggiungere.

Andrea Sinigaglia, laureato in Lettere e direttore generale dell’ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana, ha parlato della necessità di fare sintesi in un mondo dominato dagli analisti: oggi chi riesce a comprendere l’importanza della parola possiede quel valore aggiunto che gli altri non hanno. Da qui, la forte necessità di portare l’umano (e gli umanisti) in un mondo del lavoro sempre più digitalizzato.

Infine, con l’intervento di Marco Vianello, laureato in Lettere Moderne ed oggi direttore progetti speciali di Skira Editore, siamo tornati a parlare di vocazione e del suo indissolubile rapporto con la realtà. Il consiglio è quello di non focalizzarsi troppo su un ambito, ma di mantenere uno sguardo a 360 gradi, perché ciò che oggi può sembrare incoerente e scontato potrebbe rivelarsi, in futuro, una chiave di lettura importante per la risoluzione di tutti quei piccoli problemi che lo studente si ritroverà ad affrontare in ambito professionale.

Insomma, nel mondo lavorativo possiamo ritenere il laureato in Lettere e Filosofia come una risorsa dotata di importanti capacità trasversali: una forte curiosità intellettuale, la capacità di saper affrontare problemi complessi con soluzioni creative e con un’apertura mentale non indifferente, la disponibilità ad imparare sempre skills nuove anche relative a ruoli professionali distanti dal percorso di studi affrontato. Competenze oggi fondamentali in un mondo sempre più digital che, a ritmo velocissimo, sta rompendo tutti gli schemi e, soprattutto, sta creando aree di mestiere totalmente nuove.

Sara Genghi

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